Proprio oggi.

  Dovevi nascere oggi tesoro mio, e invece son più di tre settimane che ti stringo a a me. È poco più di 10 giorni che ho smesso di stupirmi quando ti sento piangere di notte, ora sì che mi sembra che tua sia nostra da sempre, e forse è davvero così.
Hai sovvertito le aspettative, tutte eh. Credevo saresti nata oltre termine, ne ero certa, e invece come le tue sorelle sei nata prima. È stato un arrivo tumultuoso, ero al lavoro e son dovuta correre in ospedale, han subito usato la parola “induzione”, parola che a volte fa tremare, ma per me era perfetta perché non conosco il parto senza induzione. Non ho mai dubitato che sarebbe stato un travaglio lampo, perché così era stato con Giulia e Cecilia e ti eri la terza, e invece abbiamo dovuto travagliare 22h, mai mi sono sentita così sconfitta come durante quel travaglio, stavolta l’irreversibilità del parto non mi ha colta di sorpresa, ma proprio questa consapevolezza mi ha gettato nello sconforto più completo dal quale solo la sapiente mano di un ginecologo, un amico, ha saputo tirarmi fuori. Il tuo papà è stato magnifico perché non mi ha obbligata a reagire quando io non ne avevo le forze, mi ha accompagnata per mano seguendo le mie emozioni e mi ha a lungo parlato delle tue sorelle per distrarmi dal male, e il movie delle tue sorelle raccontato per voce del tuo papà è stato il mio analgesico che mi ha portato a vederti nascere. 

I giorni in ospedale sono stati magici, come quelli trascorsi con le tue sorelle negli anni prima, giorni di sensazioni che nessuno potrà mai cancellare dalla mia memoria, unica privilegiata custode di quei momenti. Stavolta non mi son fatta fregare, non ti osservavo per capire quanto simile tu fossi a Giulia o Cecilia, ma cercavo solo di gustarmi Elena. Già Elena, il tuo nome. Un nome che gira nelle nostre teste da anni, ma che non riuscivamo a scegliere, non so perché. Sei stata a lungo Diletta, e forse se fossi nata oggi saremmo approdati ad un altro nome, ma tu sei Elena, e mai altro nome avrebbe potuto calzarti meglio. Sei la figlia della consapevolezza, la figlia coccolata da una mamma ed un papà che sanno che sarai la loro ultima figlia e vogliono gustare ogni tuo gesto, profumo e sapore. Una mamma e un papà che non vanno più in panico per i tuoi -aimhè- mal di pancia, patiscono vedendoti star male, ma non perdono di lucidità, ti offrono un petto caldo su cui appoggiarti per consolarti, consapevoli del fatto che non possono toglierti questo mal di pancia di un pancino che cresce come non potranno salvarti da tutto ciò a cui la vita ti metterà di fronte, ma possono iniziare già da ora a prenderti per mano perché insieme è tutto più facile. E poi ci sono le tue sorelle, abbastanza grandi, ma soprattutto abbastanza unite, da viverti come un dono e non come qualcuno che toglie loro qualcosa. Ti fanno da mammine più che da sorelle per ora, è emozionante vedere che ti intrattengono o consolano con le stesse frasi che noi usavamo con loro, allora quelle frasi che dicevamo loro quando erano piccole non erano frasi al vento, sono entrate non so come nel

loro modo di essere. È anche bello vedere che dopo un po’ si stufano di fare le mammine e tornano a fare le bimbe giocose, dimentiche della loro mini sorella, come è giusto che sia alla loro età. Sei anche riuscita a sovvertire ciò che tutti ci aspettavamo dal tuo papà, che hai reso morbido e innamorato come mai si sarebbe potuto immaginare. E poi ci sono io, son qui, in questo nostro magico limbo in cui non si distingue la lunghezza dei giorni e delle notti, a volte volano a volte sono immobili lí per secoli.

Io sono felice. Voglio ricordarmelo sempre. Voglio imprimere nel mio cuore questa sensazione di gioia altissima, per attingere da qui quando mi farò travolgere nuovamente dalla vita, perché aimhè accadrà. La strada per arrivare a te è stata impervia, non so se avevo perso le speranze o se ho sempre saputo che saresti arrivata, ma poco importa, sei qui, nel modo più dolce, rosa e soffice che io potessi immaginare.

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8 mesi di pancia

…che non vuol dire che ne manca solo uno, ma che manca ancora l’ottavo e il nono.

Lunghi mesi di silenzio nel fattempo.

È il grande sogno che finalmente vive in me, mi possiede completamente. Non assomiglia in nulla a come avrei potuto immaginarlo questo periodo, il lavoro si è fatto più duro e disperato del solito e mi ha lasciato poco tempo per pensare a ciò che mi/ci sta accadendo. Il fisico nel frattempo cresce cresce e ancora cresce e anche se davanti al mondo voglio far vedere che è tutto come se nulla fosse, a parte queste rotondità che ho appiccicate addosso, in realtà sono stremata. 41 anni sulle spalle, una famiglia con 2 figlie da seguire, un lavoro a tempo pieno, una madre che si è fatta un ricovero ed io sono figlia unica, una casa a cui badare e tutti i vari corollari sono tanta roba, ma io fingo di ballarci sopra in modo leggiadro. Le stanchezze estreme le riservo all’intimità della famiglia.

È iniziata la preparazione del “corredino” di figlia3. Ho completamente perso la mano. Una tutina da 1 mese o una tutina da 9 mesi per me stanno semplicemente nella categoria “indumenti piccoli”, fatico a discernerli tra loro…ma a quanto pare imparerò nuovamente. Poi scopro con un piccolo sorriso che le “mode” delle madri in questi 5 anni sono cambiate. Quello che non cambia mai è il mondo delle integraliste che mi pare non abbiamo ancora fatto i conti con la vita vera e quindi ti insegnano tutto su ciò che è giusto fare: usa la fascia morbida i primi 40gg, poi passi alla rigida e poi non so che altro. Il marsupio che era considerato top 5 anni fa e con cui ho portato le mie figlie a spalle per il mondo “giammai”, eppure vi farei vedere che bella postura hanno le mie figlie…ma io ascolto e non commento, sorrido e vado avanti.

Il mondo intorno a noi ha tirato fuori il suo meglio. Questa gravidanza nessuno se la aspettava. Avevamo già 2 figlie, anche cresciutelle, “i giochi” erano implicitamente chiusi agli occhi di chi ci vedeva. Nessuno sa che lotta pluriennale c’è stata per arrivare a questo punto di figlia3. La prima domanda che ti fa chiunque, ma soprattutto chi ti conosce poco, è “vi è scappata?”, ma sei scemo? Non ci conosciamo praticamente, io mica ti dico “buongiorno, vorrei 1 litro di latte per favore, e a proposito, fai sesso regolarmente? E nel caso he anticoncezionale usi?”. Amo rispondere in modo altezzoso “certe cose non capitano mai, si desiderano e basta”.  Sia chi ci è vicino sia chi ci conosce poco ci guarda con un mix di invidia e compassione. La compassione è chiara, ti dicono “e quindi riniziate con i pannolini, le notti insonni, le pappe ecc no grazie”, l’invidia non viene mai manifestata così apertamente, ma se leggi tra le parole capisci che chi ti sta intorno ti invidia per essertela ancora una volta giocata con la vita, anche quando quasi tutti han detto “sto” e noi eravamo nella condizione perfetta per “stare”, e invece no, siamo qui a giocarci l’ennesima scommessa con la vita.

Si, si rinizia. Non può non fare un po’ paura, ma intanto un pezzetto è già fatto, quello che resta da fare è tanta tanta roba, ma ho il sospetto che abbia un buon sapore. Sarà faticoso? Mi verrano i capelli bianchi? È come verrà stravolto il nostro equilibrio familiare? Tutto possibile, ma cosa sono i capelli bianchi, un equilibrio da ricostruire ed un paio d’anni di fatica nel bilancio di una vita rispetto all’immensità di dare origine ad una nuova vita?

Io speriamo che me la cavo.

Per adesso io sono felice delle scelte che mi han portata fin qui, e mi piace che il mondo non sappia quanto sia stato accidentato il cammino fin qui, dai continuate a chiedermi se è un errore, mi confermate ogni volta che me lo chiedete che ho fatto bene a lottare per arrivare fin qui.

Ora non ci resta che aspettar di vedere figlia3.

  

E ci metti l’anima

nel tuo lavoro.

Sei anche bravina, carta canta. Hai 41 anni, 19 spesi in questo lavoro che era ed è il tuo grande sogno. 

Maneggi il DNA, cerchi e a volte addirittura in parte trovi la cura del cancro. Eppur si pretende che tu lavori solo per passione, che non ti debba importare di avere un contratto vero e un salario assicurato e magari dignitoso. La tua fregatura è la fottuta passione che ci metti, perché ci credi, ma poi ricadi sul fatto che il lavoro è lavoro e come tale deve darti dei diritti. 19 anni di Co.Co.Pro ti tolgono la tua dignità oltre ad essere al di fuori di ogni scampolo di legalità.

Fin qui una storia tristemente nota, ma tu ami il tuo progetto, e se necessario vai anche io sabato e la domenica a lavorare perché è un lavoro, ma prima ancora una passione ed una missione.

Si aggiunge un capo troppo anziano, ha perso i freni inibitori, sfoga le sue frustrazioni sui suoi sottoposti, è offensivo, ti scredita davanti a chi ha fiducia in te e questo è davvero umiliante. Non c’è possibilità di replica perché se la discussione si fa incalzante lui conclude dicendo di essere lui ad avere il coltello dalla parte del manico. È la baronia degli universitari contro l’impotenza dei precari. Due dure giornate in cui è stato davvero difficile mantenere la testa alta. La sola magia è stata che mentre quel vecchio barone infuriava la mia piccola nella pancia mi dava dei calcetti, e ancora una volta di più so di aver fatto la cosa migliore del mondo lasciandomi andare a questa terza maternità nonostante tutto. Il mondo fuori può esplodere, non resto certo indifferente, ma covo la vita ed il sogno lungamente sognato dentro di me.

Un pesce fuor d’acqua

Sono definitivamente un topo di laboratorio!Oggi giornata di lezioni da fare, le faccio a Torino città. Quasi centro. 

Ho 1h di buco sul pranzo…urca, che mi invento? 1h tutta mia! Potrei andare da intimissimi o da toys dove avrei delle cosine da prendere da una vita … ma è troppo sbattimento, prendi auto, vai, park, fai, ri-vai, ri-park. Ripiego sul “mangio un panino nel bar qui di fronte”. 

Mi si è aperto un mondo. 
Mille bar, bistrot, “arte dello spizzico” e non so che altro, altroché panino. Delizie ben servite in locali molto curati dove il prezzo di un piatto di secondo e contorno è più basso di quello della mensa del mio Ospedalino di Provincia, l’aspetto è ottimo e nulla ha a che vedere con i papponi che offre la nostra mensa. Frotte di donne e uomini molto molto curati che con il loro ticket resturant alla mano, sanno come muoversi, ordinando, si siedono, ridono tra colleghi. Non esiste una sola donna che abbia una gonna o un vestito senza dei bei tacchi ai piedi, ma quando mai le paperine!!! Chissà quanti intrallazzi tra queste donne e questi uomini.

Mi sento Heidi che va in città. Ho le calze spesse e ci sono 27 gradi, sono abituata a stare nel mio Ospedalino di Provincia (che noi chiamiamo Istituto, mah!) ipercondizionato dove estate ed inverno la temperatura è sempre la stessa, dove le finestre non si possono aprire per evitare i suicidi (giuro!) e così, a meno che non grandini, a fine giornata non si sa nemmeno se fuori ci sia il sole o la pioggia perché abbiamo gli “scuri” semichiusi e la luce artificiale sempre accesa (per necessità). 

Ritorno ai locali, mi han colpita, resto a bocca aperta davanti a queste pietanze un po’ elaborate e con nomi perlopiù francesi che non mi dicono nulla, ma sono molto chic. Sono ormai 19 anni che ogni giorno feriale (e anche qualche festivo), lascio la mia casa a Torino circa centro in tutta fretta la mattina, e con la mia auto,vado nel mio Ospedalino di Provincia, per tornare la sera, il massimo di socialità che vivo è il centro commerciale (perché essendo ai limiti di Torino ci passo agevolmente tornando a casa). In 19 anni in quell’Ospedalino la mia città è cambiata e io non me ne sono accorta. Mi sento estremamente a disagio. Sono ufficialmente diventata un topo di laboratorio. Il “locale” più vicino in cui mangiare al di fuori dell’Istituto è l’area di sosta della tangenziale (nemmeno marca autogrill) a 5km dall’Istituto.

Mi sento una marziana. Aggiungo che si respira un’aria di benessere, di bellezza, di libertà, la gente indossa gli occhiali da sole perché il sole lo vede e lo sente sulla pelle e gli brilla negli occhi, mentre dove io passo ogni mio sacrosanto giorno si respira aria un aria dura, ci si sente sull’orlo del precipizio e ci si sente schiacciati sotto la morsa. Siamo le solite 200 anime da 19 infiniti anni.

Oggi sono incredula.

La brutta notizia è che la ricerca “di livello” in Piemonte si fa solo nel mio Ospedalino di Provincia, tutti gli enti di ricerca che vivevano in Torino sono disastrosamente falliti taglio dopo taglio. Quindi sarà anche un postaccio, ma bisogna resistere.

L’ora di pausa pranzo è passata. Wow. Ho mangiato un trancio di pizza preso in un “pizza al taglio”. Finalmente posso tornare in aula a parlare delle sole cose che in realtà conosco davvero: le molecole. Poveri studenti, ma questo è il solo mondo che ho da proporre loro!

Tripletta di donne

ricevuti i risultati preliminari delle prime analisi…e se il DNA non mente, se le provette non sono state scambiate … nella mia pancia abita un’altra mini donnina.

Impossibile trattenere la gioia, maschio o femmina sarebbe stato uguale, ma è FEMMINA FEMMINA FEMMINA e il cuore mi esplode di gioia. Perché, difficile dirlo, e anzi nel bilancio familiare un maschio avrebbe giovato, ma una figlia la sento me, parte di me, mini me, credo di poter capire meglio quel che viaggia nella sua testa e che mai mi dirà, perché gli uomini li capisco ma proprio non riesco a condividere il loro approccio alla vita (che spesso gli invidio, sia ben chiaro) e se mi fossi trovata a non condividere mio figlio? Tutte speculazioni, aria fritta, le madri dei maschi stan benissimo con i loro figli …. ma a me scoppia il cuore di gioia per questo mondo tutto al femminile che sta diventando la nostra famiglia ogni giorno di più. Un mondo di fate, bambole e quella delicatezza di fondo dalle sfumature rosa che ci accompagna ogni giorno.

MammaIgi 🎀🎀🎀

Non so come sia andata davvero, ma chissenefrega.

Partiamo dall’inizio.

‘Once upon a time’ una bambina, o forse una ragazzina, non so, lì in mezzo. Ero io. BambizzinaA. Faceva terza media. Periodacci quelli. BambizzinaA un giorno ricevette il fatidico biglietto “vuoi essere la mia fidanzata? SI, NO” con il SI ed il NO racchiusi in un quadratino. Il biglietto non era firmato ed era stato consegnato a mano da un amico del mittente durante l’intervallo lungo tra la seconda e la terza ora con le seguenti parole “da parte di bimbizzinoF”. Io, bimbizzinaA, mi ero chiusa in classe, avevo scartocciato il biglietto e letto quanto c’era scritto con le mani tremule e il cuore in gola. I primissimi assaggi dell’Amore. Nelle due ore seguenti avevo crocettato la casellina del SI perché bimbizzinoF era un gran bel pezzo di bimbizzino, con il suo caschetto biondo e la sua giacca di montone. Nell’intervallo breve, quello tra la quarta e la quinta ora avevo mandato la mia amica dall’amico di bimbizzinoF e così il fidanzamento era sancito. Non conoscevo ancora il valore del l’attesa. Ora eravamo fidanzati. Probabilmente ici saremmo laureati e poi sposati e avremmo avuto dei figli ovviamente biondi perché eravamo entrambi biondi.  All’uscita sapevo che mi aspettava il mio primo incontro con il mio primo fidanzato, ci siamo aspettati all’uscita, entrambi schiacciati da quella paura della prima volta piena di aspettative di cose viste nel Tempo delle Mele, ma il tutto si risolse con un saluto imbarazzato e l’appuntamento a scuola per il giorno dopo. Era primavera. Grandeamore1 ci ha accompagnati per tutta la fine dell’anno scolastico, si nutriva di passeggiate per mano nel corridoio durante l’intervallo, di baci sulla guancia all’uscita da scuola, di innocenti giardinetti al pomeriggio, di noiosissime partite di calcio in cui quando lui segnava si voltava verso di me e mi mandava un bacio a distanza e io mi sentivo la bimbizzina più fortunata della terra. Grandeamore1 si nutriva poi di infinite pagine scritte sul diario segreto ascoltando la musicassetta di Baglioni, chissà cosa scrivevo, potrei chiederlo a mia mamma che leggeva costantemente quel diario, aprendo delle voragini incolmabili tra noi. Arrivó l’estate e il tempo ai giardinetti si estese, bimbizzinoF veniva a citofonarmi e si andava ai giardini. Dopo poco io partii per una settimana di vacanza. Al mio rientro la coltellata al cuore, io e bimbizzinoF eravamo fidanzati, cioè non poteva essere diversamente, lo sapevamo io, lui e tutti, ma tra noi si era inserita bimbizzinaK che verosimilmente non baciava solo sulla guancia e non dava solo la mano, e io rimasi a guardare. Inebetita. Fu un boccone amarissimo. Un’estate durissima. Il mio diario segreto inizió ad avere tutte le pagine ondulate tante lacrime versavo lì sopra, soffrivo, ma tanto tanto, in silenzio. Stomaco chiuso. Sguardo severo di mia madre. Le vacanze proseguivano e si profilava l’entrata al liceo. Le ferite lasciatemi da grandeamore1 sono state così dolorose da diventare cicatrici così profonde che hanno raggiunto il mio scheletro, lo hanno fortificato e hanno iniziato la faticosa costruzione di ragazzaA. Il ricordo di tutto ció è fortunatamente sfocato, l’ingresso al liceo, nuova vita, nuovi amici, nuovi possibili fidanzati sono stati il balsamo per la rapida cicatrizzazione delle ferite lasciate da grandeamore1, con la promessa fatta a me stessa che non ci sarebbe più stato grandeamore nella mia vita ma solo fidanzati, e che magari li avrei baciati con la lingua e chissà che altro per non farmeli più scippare. Lo scheletro era fortificato, Baglioni ha iniziato a darmi allergia, ho imparato l’amicizia che mi ha dato e mi da ancor oggi grandi soddisfazioni e mai delusioni, o forse le da, ma non portandosi appresso il carico di aspettative di grandeamore, tutto scorre più liscio. Per anni ed anni sono stata immune all’amore, non so se per caso o perché i calli ossei sul mio scheletro mi ricordavano dove non dovevo infognarmi, solo tanti fidanzati per lunghi anni e tanta leggerezza. Anni felici. Ho poi incontrato grandeamore2, e poi grandeamore3, 4 … ridimensionando la portata di grandeamore1, ho infranto le promesse fatte a me stessa, ho amato più volte e sono nuovamente scivolata più volte ma mai mai più caduta con violenza di quella prima volta, grandeamore1, anche se fu grandeamore solo per me mi aveva insegnato tanto.

È arrivato FB, tra i mille amici ripescati da chissà dove ci sono anche bimbizzinoF e bimbizzinaK, ormai uomoF e donnaK. UomoK ha mantenuto quel suo fascino, ha una moglie (che ovviamente trovo oggettivamente piacente ma non posso definire belladonna) e due figli maschi. Non so null’altro e poco importa.

Sabato mattina, io, G e C e la mia panzotta siamo andati in un ipermercato a comprare il listone di materiale scolastico per la prima elementare di G. Momenti unici. Fatica infinita con la panzotta appresso. Ma ci si gode tutto. Mentre mi arrovellavo tra i bancali dei quaderni e quelli dei pennarelli mi si palesa davanti uomoF, lui. Mi ha abbracciata in un abbraccio infinito, era visibilmente emozionato. Era solo, ha riempito di complimenti le mie piccole e ha notato la panzotta con evidente commozione. Mentre le bimbe guardavano gli astucci si è fermato qualche minuto a parlarmi. Una marea di parole, ma le sole che mi sono rimaste nella mente sono “sei stata il mio primo amore, quello che ti segna per sempre, quanto amare prima e quanto patire dopo, ti riconoscerei tra mille anche quando saremo centenari”, io sono rimasta basita, i fatti furono ben diversi ai miei occhi, mi sono ben guardata dal rompere la magia del momento con il racconto di quello che fu il mio sentire, mi sono crogiolata in quelle parole e fiera dei calli ossi del mio scheletro mi sono sentita un po’ più leggera, con quel dolce gusto di rivincita sulla vita che proprio non mi sarei aspettata.

Ma se son belle le vacanze…

… siamo rientrati in piena notte (2 notti fa) e siamo a casa. Tanti amano la ‘casa dolce casa’, a me fa piacere incontrarla ma ho l’animo nomade, ripartirei subito verso nuove avventure. Perché in vacanza si tira fuori la parte più vera di noi, ci si godono le persone dedicando tempo vero, si cambia la percezione del tempo, si hanno tutti e 5 i sensi spiccatamente accesi, si gode di albe e tramonti tenendo il respiro, come se non ci fossero ogni giorno anche qui in città ogni mattina e ogni sera, ci si dedica alle stelle in cielo, si accarezza l’aria con la mano fuori dal finestrino dell’auto come a voler godere di ogni minima percezione…in vacanza si vive di più.

Ora pronti, partenza via…ci si dedica alla vita quotidiana…

Oggi finiscono le vacanze 

…e con 10 ore di auto dovremmo tornare alla base…

Sono state vacanze lunghe, quasi un mese, vissute all’insegna del ‘godiamoci ogni attimo di noi e dei luoghi in cui siamo perché a Torino poi tocca attaccar duro”.

È stata una vacanza all’insegna della famiglia, noi, noi e ancora noi. Noi chi? Noi 4 e quel si spera esserino che si spera stia navigando là dentro entrando oggi con un salto a piè pari nel suo 4^mese di gestazione, un ecografo al rientro lo guarderà e ci dirà se il sogno nascosto lì dentro si sta realizzando.

Siamo stati in Versilia, il nostro mare, circondati dagli amici del cuore e dai nonni.

 

Siamo poi partiti alla volta di Sperlonga, mare cristallino, mozzarelle di bufala come non ci fosse domani e tramonti mozzafiato dalla nostra terrazza.

   

 

E infine Peschici, abbiamo faticato a trovarne la parte selvaggia, quella che piace a noi, ma l’abbiamo trovata e goduta in tutto e per tutto. Ogni sera accolti dalla nostra casa -con la mia mania delle case a picco sul mare, stavolta con airbnb l’abbiamo davvero azzeccata-. Mare, mare, mare sempre splendido  mare. Aurore e albe silenziose e tramonti incantati.

  
  
Ieri cena di fine vacanze su un Trabucco sul mare con pesce pescato in giornata annaffiato da un Panascio buono da far svenire.

 
A Torino ci aspetta il lavoro, che da ormai una settimana mi tiene sotto pressione a distanza, il tanto temuto incontro con l’ecografo, e se l’ecografo sarà clemente con me, allora festa festa festa e outing.

Ci aspetta l’inizio delle elementari per G, la ripresa della materna per C e millemilioni di altre cose…ma siamo carichi e ce la faremo.

 

…proiezioni…

La prima volta che ho perso una pancia è stata una vera caduta col sedere a terra a cui non ero pronta. Una botta fortissima. Avevo un test con due lineette rosa in mano e la mia mente aveva proiettato la mente lontano, alla gravidanza, alla panciona, al neonato, al nido, alla cameretta da preparare, l’auto da cambiare, alla vita a 5. Avevo visto quell’esserino in ecografia e poi quell’esserino mi ha lasciata. Sono rimasta impassibile. All’uscita dall’ospedale ho buttato nel cassonetto la cartella clinica, si volta pagina, erase! Nessuna voglia di riprovarci. 

Non so bene come, ma mi son trovata stretta nei vestiti di trimamma mancata e mi son ritrovata due nuove lineette rosa in mano, ma stavolta la lezione la avevo imparata, nessuna proiezione, day by day, e anche quella pancia scivoló via e così per altre tre volte ancora. 

Ed ora eccomi con una micro – pancia abitata da 2 cm e poco più, e mi scopro a non saper più proiettare. Io non so se questi 2 cm e poco più resteranno con me, ma forse le altre volte non ero arrivata a questi 2 cm, non so nulla perché ho buttato via tutto, ma nel mio vivere day by day inizio a non riconoscere questo mio corpo che cambia, eppure sono stata mamma già due volte, ho fatto eccessivamente mia questa corazza del “non si proietta” ma mal si vive una “dolce attesa” se non si proietta a quel che si sta attendendo. La mia anima fa a pugni con se stessa, non voglio proiettare, senza proiettare vivo un disagio e non la magia che tanto ho sognato. Bel dilemma interiore. La razionalità ovviamente non trova spazio per indirizzare la mia anima.