Mamma malata di mammità 

 la mia Elenini ha 1 anno compiuto, ma io non riesco a smontarle la culla (smesso di usarla a settembre). Ho iniziato a smontarla un giorno ma ho visto quell’angolo vuoto….complici le bimbe che sanno sempre dove colpire “mamma dai teniamola, magari arriva un’altra sorella”. No tesore, basta figli, davvero non si può….ma non sono pronta a togliere la culla da accanto al mio letto….

P.S.

Io ci passo sempre lontano dal Rep psichiatria…se mi pinzano una volta non mi fanno uscire più 

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1 anno e 1 giorno di Elenini 


L’anno più intenso e difficile di sempre.

Tre figlie non è 2+2 ma per una irragionevole regola matematica è 2 ^3. I bisogni di ciascuna si moltiplicano, tu assecondi tutti in modo convulso, non hai tempo di respirare, figurarsi di mangiare o ancor più di pensare. Di te resta solo una continua corsa contro il tempo e quella maledetta sensazione che ti stia sfuggendo il meglio tra le dita. 


Ma ora basta. Ho una meraviglia che mi passa sotto gli occhi e per le mani ogni giorno e voglio goderla tutta. 

Aiutati che il ciel ti aiuta!

Le mie tre


10mesi di Elenini, i più duri di sempre. Mettici che sono negli anta ed Elenini non ha nemmeno 1 anno, mettici che Elenini va ad aggiungersi a due sorelle in età scolare con le fatiche del caso, mettici un lavoro full time ad alta tensione e mettici infine che da 6 mesi tre mie vertebre han fatto crack e questo un po’ la vita me l’ha cambiata ma molto di più ha cambiato il mio modo di vedere la vita.


Due figlie erano poche e tre sono tante. Ma dove sta la forza? Sta nel fatto che non hai più due ragioni di vita ma tre, che loro si sentono sorelle da sempre. Giulia ha accolto Elenini con una consapevolezza ed una dolcezza che nemmeno mamma e papà riuscivano ad avere, per Cecilia è stata più difficile, a 4 anni forse non si è ancora così pronte a lasciare il ruolo di “piccola di casa”, o forse non si è pronte mai, ma anche lei ha imparato a vivere la forza del trittico sorelle man mano che Elenini cresceva. E ora loro sono le sorelle. Sono una forza, sono la maggioranza. 


Io le guardo e non ci crederò mai che siano arrivate dalla mia pancia, ho il mio corpicino quasi solo più mio e queste tre meraviglie tanto uguali ma così diverse che no, non ci credo, e se vado a cercare i braccialetti nascita, beh, ho solo banalmente rimosso perché ho solo e a stento il tempo di gustarmi l’oggi.

6 mesi di Elena


Auguri alla mia tesorina.

Quelli della pancia sono stati 8 mesi ultra mega fantastici al di sopra di tutto nonostante i mille incidenti di percorso io ricordo solo la gioia del pancione, la dolcezza dei calcetti, il senso di potenza del dolore delle contrazioni finalmente giuste e la magia del sentirla sguisciare tra le gambe. E poi quel pianto … Elena davvero davvero, cioè il grande sogno era realtà, appoggiato sulla mia pancia e questa volta pochi cavoli …. me la son tenuta stretta da subito.

Poi il bello della degenza io e lei, lei ed io anche se avevo G&C a casa malate e nessuno che potesse portarmi i ricambi puliti. Ma fortunatamente riuscivo a guardare lontano. 

E poi a casa.

La famiglia finalmente. La famiglia che avevo a lungo sognato. 

Gli inizi. Mai avrei creduto potesse essere così dura non dormire, non aver tregua non non non ma una cosa la dicevo già prima di aver Elena … per quanto dura possa essere cosa sarà? 1 mese? 3 mesi? 6 mesi? E cosa sono nel bilancio di una vita? Niente di niente di niente. È stata dura? Forse si, ma tanto non me lo ricordo e comunque è passato. Quanto è stato il periodo duro? Non riesco a ricordarmelo. 

Ora ho Elena -Diletta doveva essere Diletta, non mi rassegnerò mai- e mezzo anno è già passato … e insomma mi sembra di aver raggiunto un grande traguardo quando invece la strada davanti a noi è ancora tutta da percorrere.

Mai scommessa nella vita è stata più azzeccata di quella di essere madre e madre per una terza volta. 

Generosa la vita con noi 💖.

Fine congedo di maternità.

E con oggi si chiude un capitolo … il più dolce che io ricordi …. oggi finisce la maternità che è stata la maternità di Elena ma anche di Giulia e Cecilia. La famosa “maternità della consapevolezza”. È stato stupendo! Non avevo mai vissuto nè una confusionefatica nè un senso di appagamentodolcezza tali. Alti e bassi, gioie e paure, ma il fil rouge è stato gioiamore. Anche quando striscio per la stanchezza io cammino ad 1 metro da terra, forse anche 2! Venerdì 12.2.16 nasceva Elenini. Oggi mi scade la maternità. 5 mesi che rimarranno scolpiti nei nostri cuori. Io ho amato tutto tutto tutto. È stato miele per Giulia e Cecilia e un dolce affacciarsi alla vita per Elenini (perché io all’imprinting,per ovvie ragioni, non posso non crederci)….e insomma è andata…di già … ma siamo tutte qui piene di aspettative per cosa ci riserverà ogni giorno che verrà anche se non si chiamerà più maternità! 

💖💖💖 💕

7 anni di Giulia

Auguri mio primo tesoro.

E oggi sono 7.
7 anni fa con quella pancia infinita nemmeno con la più sfrenata fantasia avrei potuto immaginare il ribaltone che avrei preso nella mia vita. Mai sono stata più felice di rigiocarmi la vita che con te.
Auguri tesoro dolce e sensibile, che stai crescendo così velocemente che non me ne capacito. La tua immensa sensibilità cresce con te, ormai devi imparare a contenerla perché “nel mondo dei grandi” non è che si possa proprio mettere a nudo il proprio cuore e questo tu lo sai. È un equilibrio complicato quello che stai creando tra la tua dolcezza, il tuo profondo senso di giustizia -che spesso non ti fa capire il mondo- e la solidità che ogni giorno combatti per acquisire. Ci stai lavorando duramente, ti vedo, fai progressi enormi e quando scivoli cerchi ancora le mie braccia per accoglierti dando così un senso a mille cose, per poi ripartire subito.
Hai una curiosità incontenibile verso tutto e una gioia contagiosa, spero che tu le tenga sempre con te.
Hai una voglia incredibile di diventar grande e ogni volta che me ne parli mi tremano le ginocchia.
Auguri alla più veloce di tutti perché quando si corre non ce n’è per nessuno.

Auguri a te che non riesci a non fare una ruota ogni due passi che fai.

Auguri a te che sei così fiera di esser diventata ancora una volta sorella che riesci ad urlarlo al mondo nonostante la timidezza che ti soffoca le parole in gola.
Auguri ai tuoi immensi sorrisi sdenati che riescono a spalancarmi il cuore mille volte al giorno.
Da oggi sei ancora più grande, lo so, auguri piccola mia.

Considerazioni su questa maternità.

Il congedo di maternità si avvia alla conclusione, gulp!

Cosa ho imparato?

Intanto ho conosciuto Elenini e mai lotta è stata più giusto combattere nella mia vita di quella per veder venir al mondo E.

Ho visto G&C cambiare radicalmente. Sono uscite dalla casella G=mia ombra, estensione di me; C=adorabile biondissima che balla da sola.

G è cresciuta e sta sviluppando la sua giusta piccola rivoluzione, si sta staccando dalla gonna di mamma anche rinnegandone a volte, ok, ora deglutisco, è giusto e bello così, ha iniziato le elementari, mille stimoli, un salto di crescita importante, una personalità staccata dalla mia da crearsi e allora vai Giulina, scegliti la vita che vuoi, io sono qui.

C è fantastica e vive in un mondo fantastico. Ci siamo concesse 4 mesi di lunghi e lenti pomeriggi insieme, da quando è nata E sono riuscita a mantenere la promessa: uscita sempre alle 13, che ci fosse sole o neve, che la mia notte fosse stata buona o vigile. L’inizio è stato tentennante, lei si chiudeva in un mondo sempre solo suo dove non mi dava accesso. Pian piano ha abbassato le barriere e godiamo reciprocamente del tempo insieme, ci stringiamo nei momenti difficili e ci scambiamo un bacio quando ci incrociamo per caso nel corridoio di casa. Abbiamo i nostri discorsi e i nostri segreti e una complicità che ancora non ci credo. 

E è una dolce ex neonata ormami bimbina, amo guardarla, toccarla, gustarla. Soffro pensano che non ci sarà più una mia maternità, ma a tutto c’è un limite. Mi ha fatto capire che cose che consideravo di poca importanza come l’allattamento invece sono dei bei privilegi cha abbiamo il lusso di vivere. Mi ha vista più ansiosa di quanto non fossi con G&C, ma credo sia il prezzo della consapevolezza, tuttavia un ansia assolutamente ancora a bassissimi livelli per fortuna.

Cosa ho imparato io?

Ho imparato ad essere un po’ più bio, mi sono data al mini orto, all’insalata vera e non in busta, al portare in fascia, alla raccolta differenziata e altre piccole cose.

Ho avuto modo di conoscere mamme e compagni di G&C (nel bene e nel male).

Ho imparato a staccare dal lavoro, oh sì, stavolta mi han vista poco e perché dovevo, non perché volevo!

Ho attuato strategie di risparmio perché il non essere pagata a lungo mi ha messo a dura prova.

Ho fatto pace col mio corpo, un po’ abbondante e parecchio floscio ma gli voglio bene (e spero di saper mantenere questa pace).

Ho dedicato tempo alle amicizie, che bellezza.

A brevissimo la partenza per il mare e poi il 10 luglio si torna al lavoro….

Io, lui e loro.

Ho 41 anni, mica pochi eh. E mi godo e mi stragodo ciò che si è faticosamente costruito. Come tutti, sia chiaro. Non è stato facile trovare Renato, ho dovuto incidentare e capire cosa volevo tante volte prima di arrivare a lui e anche una volte che ci siamo trovati avevamo 30 anni e ognuno una storia personale alle spalle e nessuno dei due era disposto a retrocedere su mille ed un punto (tanto dei bei caratteri 😂). Era il 2003 quando Iniziavamo e non sembrava saremmo andati tanto lontano, io prevedevo l’ennesimo fallimento. Eppur siamo qui. Come non lo so. Ma ci siamo, stiamo bene nella nostra vita. Così diversi in tutto, uguali su pochi punti che sono la nostra guida. Io non posso credere che abbiamo costruito tutto ciò, stento a credere che ci siamo messi in gioco così tanto. Stento a credere che 3 figlie si siano generate nella mia pancia, non ho ancora fatto far pace a cuore e ragione, la vita che si forma dentro, creiamo delle persone che sono generate da noi due, ma come è possibile, fisiologia e magia che si mischiano. Non posso credere che ci sia Elena, un anno fa di quest’epoca ripetevo il mio mantra “in 4 va anche bene, anzi va benissimo, voglio saper stare” edora  Elena è qui. Non posso credere che abbiamo tre figlie da crescere e ogni giorno sarà una sorpresa. Non posso credere che il battesimo sia andato e non posso nemmeno credere che abbiamo queste espressioni così compite. Il mondo è qui.

Trimamma

Non c’è figlia che non mi abbia fregata.   
Nel 2009 nasceva Giulia, un caldo senza senso, e io che immaginavo una vita di fatica appresso ad un’insignificante neonata mi sono trovata innamorata persa di una neonata impegnativa, ma io mi ero attrezzata psicologicamente per scalare l’Everest con fatica sudore e sangue e poco ossigeno e invece ho dovuto semplicemente andare in vetta ad una dei nostri monti, ben attrezzata e con la testa giusta ed è stato solo spettacolo e emozioni grandi e chissenefrega delle coliche ecc ecc di Giulia, ero attrezzata per sfide ben più grandi. Giulia era un pezzo di me anche se ormai fuori di me. Poi nel 2011 l’arrivo di Cecilia, io certa di trovarmi tra le braccia Giulia 2 ho dovuto rivedere tutte le mie aspettative, lei era Cecilia, nata più matura e indipendente di Giulia, non una colica o un reflusso, lei banalmente “stava” è così io e Giulia occupavamo tutto lo spazio lasciando a Cecilia un posto che era però sempre occupato anche da Giulia e Cecilia è cresciuta “io ballo da sola”. Tanto da imparare ogni giorno su come ballare con lei perché si senta amata e protetta senza entrare in quel ballo che è solo suo è tale vuole che resti. E poi nel mite inizio 2016 è arrivata Elena, piccina e bisognosa di tutto come non avevo memoria si potesse essere, incomprensibile perché non ricordavo che i neonati non fossero così agevolmente interpretabili. Piangeva tanto e non aveva ritmi, e io due figlie in più a cui badare. Ho vissuto nel limbo, sopravvivendo. Dando tutto a tutti ma senza capire bene cosa, ho scritto tanto per non dimenticare ma soprattutto per non perdermi. I primi giorni fremevo nella speranza che “tirasse nottata” e lei si svegliava ogni ora uccidendomi mentre adesso che inizia ad avere un suo ritmo trovo bello la notte allattarla; all’inizio cercavo un continuo ritorno, un sorriso, che mai arrivava, brocetti su broncetti. A 2 mesi ha iniziato a piangere ancora di più, lasciandomi disarmata. I mesi ora sono tre e lei ha smesso di essere una neonata è diventata una mini bimba. Iniziano ad esserci dei ritmi, risponde ai miei sguardi con un sorriso, e io mi sciolgo, stavolta avevo dimenticato che bisognava darle il tempo di crescere. Ci amiamo da subito ma non sapevamo dircelo. Elena va seguita nelle sue piccole cose parafisiologiche ma io sono qui per questo e son felice di poterlo fare.

Sono tre stupendevoli stupori. Sono il mio regalo più grande. Guardo lontano e penso sarà durissima lasciarle andare. Guardo vicino e mi scappa un sorriso. Per ora mi godo tutto tutto tutto. Tornare al lavoro sarà straziante, ma non voglio star male già ora pensandoci. Generosa la vita a darmi loro.

Proprio oggi.

  Dovevi nascere oggi tesoro mio, e invece son più di tre settimane che ti stringo a a me. È poco più di 10 giorni che ho smesso di stupirmi quando ti sento piangere di notte, ora sì che mi sembra che tua sia nostra da sempre, e forse è davvero così.
Hai sovvertito le aspettative, tutte eh. Credevo saresti nata oltre termine, ne ero certa, e invece come le tue sorelle sei nata prima. È stato un arrivo tumultuoso, ero al lavoro e son dovuta correre in ospedale, han subito usato la parola “induzione”, parola che a volte fa tremare, ma per me era perfetta perché non conosco il parto senza induzione. Non ho mai dubitato che sarebbe stato un travaglio lampo, perché così era stato con Giulia e Cecilia e ti eri la terza, e invece abbiamo dovuto travagliare 22h, mai mi sono sentita così sconfitta come durante quel travaglio, stavolta l’irreversibilità del parto non mi ha colta di sorpresa, ma proprio questa consapevolezza mi ha gettato nello sconforto più completo dal quale solo la sapiente mano di un ginecologo, un amico, ha saputo tirarmi fuori. Il tuo papà è stato magnifico perché non mi ha obbligata a reagire quando io non ne avevo le forze, mi ha accompagnata per mano seguendo le mie emozioni e mi ha a lungo parlato delle tue sorelle per distrarmi dal male, e il movie delle tue sorelle raccontato per voce del tuo papà è stato il mio analgesico che mi ha portato a vederti nascere. 

I giorni in ospedale sono stati magici, come quelli trascorsi con le tue sorelle negli anni prima, giorni di sensazioni che nessuno potrà mai cancellare dalla mia memoria, unica privilegiata custode di quei momenti. Stavolta non mi son fatta fregare, non ti osservavo per capire quanto simile tu fossi a Giulia o Cecilia, ma cercavo solo di gustarmi Elena. Già Elena, il tuo nome. Un nome che gira nelle nostre teste da anni, ma che non riuscivamo a scegliere, non so perché. Sei stata a lungo Diletta, e forse se fossi nata oggi saremmo approdati ad un altro nome, ma tu sei Elena, e mai altro nome avrebbe potuto calzarti meglio. Sei la figlia della consapevolezza, la figlia coccolata da una mamma ed un papà che sanno che sarai la loro ultima figlia e vogliono gustare ogni tuo gesto, profumo e sapore. Una mamma e un papà che non vanno più in panico per i tuoi -aimhè- mal di pancia, patiscono vedendoti star male, ma non perdono di lucidità, ti offrono un petto caldo su cui appoggiarti per consolarti, consapevoli del fatto che non possono toglierti questo mal di pancia di un pancino che cresce come non potranno salvarti da tutto ciò a cui la vita ti metterà di fronte, ma possono iniziare già da ora a prenderti per mano perché insieme è tutto più facile. E poi ci sono le tue sorelle, abbastanza grandi, ma soprattutto abbastanza unite, da viverti come un dono e non come qualcuno che toglie loro qualcosa. Ti fanno da mammine più che da sorelle per ora, è emozionante vedere che ti intrattengono o consolano con le stesse frasi che noi usavamo con loro, allora quelle frasi che dicevamo loro quando erano piccole non erano frasi al vento, sono entrate non so come nel

loro modo di essere. È anche bello vedere che dopo un po’ si stufano di fare le mammine e tornano a fare le bimbe giocose, dimentiche della loro mini sorella, come è giusto che sia alla loro età. Sei anche riuscita a sovvertire ciò che tutti ci aspettavamo dal tuo papà, che hai reso morbido e innamorato come mai si sarebbe potuto immaginare. E poi ci sono io, son qui, in questo nostro magico limbo in cui non si distingue la lunghezza dei giorni e delle notti, a volte volano a volte sono immobili lí per secoli.

Io sono felice. Voglio ricordarmelo sempre. Voglio imprimere nel mio cuore questa sensazione di gioia altissima, per attingere da qui quando mi farò travolgere nuovamente dalla vita, perché aimhè accadrà. La strada per arrivare a te è stata impervia, non so se avevo perso le speranze o se ho sempre saputo che saresti arrivata, ma poco importa, sei qui, nel modo più dolce, rosa e soffice che io potessi immaginare.