Proprio oggi.

  Dovevi nascere oggi tesoro mio, e invece son più di tre settimane che ti stringo a a me. È poco più di 10 giorni che ho smesso di stupirmi quando ti sento piangere di notte, ora sì che mi sembra che tua sia nostra da sempre, e forse è davvero così.
Hai sovvertito le aspettative, tutte eh. Credevo saresti nata oltre termine, ne ero certa, e invece come le tue sorelle sei nata prima. È stato un arrivo tumultuoso, ero al lavoro e son dovuta correre in ospedale, han subito usato la parola “induzione”, parola che a volte fa tremare, ma per me era perfetta perché non conosco il parto senza induzione. Non ho mai dubitato che sarebbe stato un travaglio lampo, perché così era stato con Giulia e Cecilia e ti eri la terza, e invece abbiamo dovuto travagliare 22h, mai mi sono sentita così sconfitta come durante quel travaglio, stavolta l’irreversibilità del parto non mi ha colta di sorpresa, ma proprio questa consapevolezza mi ha gettato nello sconforto più completo dal quale solo la sapiente mano di un ginecologo, un amico, ha saputo tirarmi fuori. Il tuo papà è stato magnifico perché non mi ha obbligata a reagire quando io non ne avevo le forze, mi ha accompagnata per mano seguendo le mie emozioni e mi ha a lungo parlato delle tue sorelle per distrarmi dal male, e il movie delle tue sorelle raccontato per voce del tuo papà è stato il mio analgesico che mi ha portato a vederti nascere. 

I giorni in ospedale sono stati magici, come quelli trascorsi con le tue sorelle negli anni prima, giorni di sensazioni che nessuno potrà mai cancellare dalla mia memoria, unica privilegiata custode di quei momenti. Stavolta non mi son fatta fregare, non ti osservavo per capire quanto simile tu fossi a Giulia o Cecilia, ma cercavo solo di gustarmi Elena. Già Elena, il tuo nome. Un nome che gira nelle nostre teste da anni, ma che non riuscivamo a scegliere, non so perché. Sei stata a lungo Diletta, e forse se fossi nata oggi saremmo approdati ad un altro nome, ma tu sei Elena, e mai altro nome avrebbe potuto calzarti meglio. Sei la figlia della consapevolezza, la figlia coccolata da una mamma ed un papà che sanno che sarai la loro ultima figlia e vogliono gustare ogni tuo gesto, profumo e sapore. Una mamma e un papà che non vanno più in panico per i tuoi -aimhè- mal di pancia, patiscono vedendoti star male, ma non perdono di lucidità, ti offrono un petto caldo su cui appoggiarti per consolarti, consapevoli del fatto che non possono toglierti questo mal di pancia di un pancino che cresce come non potranno salvarti da tutto ciò a cui la vita ti metterà di fronte, ma possono iniziare già da ora a prenderti per mano perché insieme è tutto più facile. E poi ci sono le tue sorelle, abbastanza grandi, ma soprattutto abbastanza unite, da viverti come un dono e non come qualcuno che toglie loro qualcosa. Ti fanno da mammine più che da sorelle per ora, è emozionante vedere che ti intrattengono o consolano con le stesse frasi che noi usavamo con loro, allora quelle frasi che dicevamo loro quando erano piccole non erano frasi al vento, sono entrate non so come nel

loro modo di essere. È anche bello vedere che dopo un po’ si stufano di fare le mammine e tornano a fare le bimbe giocose, dimentiche della loro mini sorella, come è giusto che sia alla loro età. Sei anche riuscita a sovvertire ciò che tutti ci aspettavamo dal tuo papà, che hai reso morbido e innamorato come mai si sarebbe potuto immaginare. E poi ci sono io, son qui, in questo nostro magico limbo in cui non si distingue la lunghezza dei giorni e delle notti, a volte volano a volte sono immobili lí per secoli.

Io sono felice. Voglio ricordarmelo sempre. Voglio imprimere nel mio cuore questa sensazione di gioia altissima, per attingere da qui quando mi farò travolgere nuovamente dalla vita, perché aimhè accadrà. La strada per arrivare a te è stata impervia, non so se avevo perso le speranze o se ho sempre saputo che saresti arrivata, ma poco importa, sei qui, nel modo più dolce, rosa e soffice che io potessi immaginare.

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