Un pesce fuor d’acqua

Sono definitivamente un topo di laboratorio!Oggi giornata di lezioni da fare, le faccio a Torino città. Quasi centro. 

Ho 1h di buco sul pranzo…urca, che mi invento? 1h tutta mia! Potrei andare da intimissimi o da toys dove avrei delle cosine da prendere da una vita … ma è troppo sbattimento, prendi auto, vai, park, fai, ri-vai, ri-park. Ripiego sul “mangio un panino nel bar qui di fronte”. 

Mi si è aperto un mondo. 
Mille bar, bistrot, “arte dello spizzico” e non so che altro, altroché panino. Delizie ben servite in locali molto curati dove il prezzo di un piatto di secondo e contorno è più basso di quello della mensa del mio Ospedalino di Provincia, l’aspetto è ottimo e nulla ha a che vedere con i papponi che offre la nostra mensa. Frotte di donne e uomini molto molto curati che con il loro ticket resturant alla mano, sanno come muoversi, ordinando, si siedono, ridono tra colleghi. Non esiste una sola donna che abbia una gonna o un vestito senza dei bei tacchi ai piedi, ma quando mai le paperine!!! Chissà quanti intrallazzi tra queste donne e questi uomini.

Mi sento Heidi che va in città. Ho le calze spesse e ci sono 27 gradi, sono abituata a stare nel mio Ospedalino di Provincia (che noi chiamiamo Istituto, mah!) ipercondizionato dove estate ed inverno la temperatura è sempre la stessa, dove le finestre non si possono aprire per evitare i suicidi (giuro!) e così, a meno che non grandini, a fine giornata non si sa nemmeno se fuori ci sia il sole o la pioggia perché abbiamo gli “scuri” semichiusi e la luce artificiale sempre accesa (per necessità). 

Ritorno ai locali, mi han colpita, resto a bocca aperta davanti a queste pietanze un po’ elaborate e con nomi perlopiù francesi che non mi dicono nulla, ma sono molto chic. Sono ormai 19 anni che ogni giorno feriale (e anche qualche festivo), lascio la mia casa a Torino circa centro in tutta fretta la mattina, e con la mia auto,vado nel mio Ospedalino di Provincia, per tornare la sera, il massimo di socialità che vivo è il centro commerciale (perché essendo ai limiti di Torino ci passo agevolmente tornando a casa). In 19 anni in quell’Ospedalino la mia città è cambiata e io non me ne sono accorta. Mi sento estremamente a disagio. Sono ufficialmente diventata un topo di laboratorio. Il “locale” più vicino in cui mangiare al di fuori dell’Istituto è l’area di sosta della tangenziale (nemmeno marca autogrill) a 5km dall’Istituto.

Mi sento una marziana. Aggiungo che si respira un’aria di benessere, di bellezza, di libertà, la gente indossa gli occhiali da sole perché il sole lo vede e lo sente sulla pelle e gli brilla negli occhi, mentre dove io passo ogni mio sacrosanto giorno si respira aria un aria dura, ci si sente sull’orlo del precipizio e ci si sente schiacciati sotto la morsa. Siamo le solite 200 anime da 19 infiniti anni.

Oggi sono incredula.

La brutta notizia è che la ricerca “di livello” in Piemonte si fa solo nel mio Ospedalino di Provincia, tutti gli enti di ricerca che vivevano in Torino sono disastrosamente falliti taglio dopo taglio. Quindi sarà anche un postaccio, ma bisogna resistere.

L’ora di pausa pranzo è passata. Wow. Ho mangiato un trancio di pizza preso in un “pizza al taglio”. Finalmente posso tornare in aula a parlare delle sole cose che in realtà conosco davvero: le molecole. Poveri studenti, ma questo è il solo mondo che ho da proporre loro!

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5 pensieri su “Un pesce fuor d’acqua

  1. orcaloca ho letto tardi altrimenti ti consigliavo io! Che in centro ci vivo da un poco di tempo…e non so per quanto altro ancora 😉 Avendo vissuto a milano 15 anni io ho avuto l’impressione quasi opposta alla tua…gente che veste molto rilassata, anche in centro…sì ci sono i tacchi, ma mica poi troppi, ne vedo di gonne larghe, di scarpe da ginnastica, di fuseaux e calzini a vista, di maglie comode e questuanti…comunque Torino ha mille anime! dalla movida popolare e un pizzico pericolosa di San Salvario al più pacato pasteggio a vino e formaggio del quadrilatero romano, dalle famiglie con prole che incroci immancabilmente ogni sabato e domenica al Valentino, ai banchieri che trovi vicino il grattacielo SanPaolo, agli avvocati, testimoni, imputati e giudici che incroci in zona tribunale, alle siure in Crocetta, gli immigrati e i contadini a porta palazzo, la multietnia del Parco Dora dove capita che in 1000 metri di pista coperta dal tetto di una ex fabbrica trovi afroamericani che giocano a basket, sudamericani che ballano con una enorme radio portatile, torinesi che fanno prove di canto o di roller o skate….insomma c’è tantissima umanità!

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