E ci metti l’anima

nel tuo lavoro.

Sei anche bravina, carta canta. Hai 41 anni, 19 spesi in questo lavoro che era ed è il tuo grande sogno. 

Maneggi il DNA, cerchi e a volte addirittura in parte trovi la cura del cancro. Eppur si pretende che tu lavori solo per passione, che non ti debba importare di avere un contratto vero e un salario assicurato e magari dignitoso. La tua fregatura è la fottuta passione che ci metti, perché ci credi, ma poi ricadi sul fatto che il lavoro è lavoro e come tale deve darti dei diritti. 19 anni di Co.Co.Pro ti tolgono la tua dignità oltre ad essere al di fuori di ogni scampolo di legalità.

Fin qui una storia tristemente nota, ma tu ami il tuo progetto, e se necessario vai anche io sabato e la domenica a lavorare perché è un lavoro, ma prima ancora una passione ed una missione.

Si aggiunge un capo troppo anziano, ha perso i freni inibitori, sfoga le sue frustrazioni sui suoi sottoposti, è offensivo, ti scredita davanti a chi ha fiducia in te e questo è davvero umiliante. Non c’è possibilità di replica perché se la discussione si fa incalzante lui conclude dicendo di essere lui ad avere il coltello dalla parte del manico. È la baronia degli universitari contro l’impotenza dei precari. Due dure giornate in cui è stato davvero difficile mantenere la testa alta. La sola magia è stata che mentre quel vecchio barone infuriava la mia piccola nella pancia mi dava dei calcetti, e ancora una volta di più so di aver fatto la cosa migliore del mondo lasciandomi andare a questa terza maternità nonostante tutto. Il mondo fuori può esplodere, non resto certo indifferente, ma covo la vita ed il sogno lungamente sognato dentro di me.

Un pesce fuor d’acqua

Sono definitivamente un topo di laboratorio!Oggi giornata di lezioni da fare, le faccio a Torino città. Quasi centro. 

Ho 1h di buco sul pranzo…urca, che mi invento? 1h tutta mia! Potrei andare da intimissimi o da toys dove avrei delle cosine da prendere da una vita … ma è troppo sbattimento, prendi auto, vai, park, fai, ri-vai, ri-park. Ripiego sul “mangio un panino nel bar qui di fronte”. 

Mi si è aperto un mondo. 
Mille bar, bistrot, “arte dello spizzico” e non so che altro, altroché panino. Delizie ben servite in locali molto curati dove il prezzo di un piatto di secondo e contorno è più basso di quello della mensa del mio Ospedalino di Provincia, l’aspetto è ottimo e nulla ha a che vedere con i papponi che offre la nostra mensa. Frotte di donne e uomini molto molto curati che con il loro ticket resturant alla mano, sanno come muoversi, ordinando, si siedono, ridono tra colleghi. Non esiste una sola donna che abbia una gonna o un vestito senza dei bei tacchi ai piedi, ma quando mai le paperine!!! Chissà quanti intrallazzi tra queste donne e questi uomini.

Mi sento Heidi che va in città. Ho le calze spesse e ci sono 27 gradi, sono abituata a stare nel mio Ospedalino di Provincia (che noi chiamiamo Istituto, mah!) ipercondizionato dove estate ed inverno la temperatura è sempre la stessa, dove le finestre non si possono aprire per evitare i suicidi (giuro!) e così, a meno che non grandini, a fine giornata non si sa nemmeno se fuori ci sia il sole o la pioggia perché abbiamo gli “scuri” semichiusi e la luce artificiale sempre accesa (per necessità). 

Ritorno ai locali, mi han colpita, resto a bocca aperta davanti a queste pietanze un po’ elaborate e con nomi perlopiù francesi che non mi dicono nulla, ma sono molto chic. Sono ormai 19 anni che ogni giorno feriale (e anche qualche festivo), lascio la mia casa a Torino circa centro in tutta fretta la mattina, e con la mia auto,vado nel mio Ospedalino di Provincia, per tornare la sera, il massimo di socialità che vivo è il centro commerciale (perché essendo ai limiti di Torino ci passo agevolmente tornando a casa). In 19 anni in quell’Ospedalino la mia città è cambiata e io non me ne sono accorta. Mi sento estremamente a disagio. Sono ufficialmente diventata un topo di laboratorio. Il “locale” più vicino in cui mangiare al di fuori dell’Istituto è l’area di sosta della tangenziale (nemmeno marca autogrill) a 5km dall’Istituto.

Mi sento una marziana. Aggiungo che si respira un’aria di benessere, di bellezza, di libertà, la gente indossa gli occhiali da sole perché il sole lo vede e lo sente sulla pelle e gli brilla negli occhi, mentre dove io passo ogni mio sacrosanto giorno si respira aria un aria dura, ci si sente sull’orlo del precipizio e ci si sente schiacciati sotto la morsa. Siamo le solite 200 anime da 19 infiniti anni.

Oggi sono incredula.

La brutta notizia è che la ricerca “di livello” in Piemonte si fa solo nel mio Ospedalino di Provincia, tutti gli enti di ricerca che vivevano in Torino sono disastrosamente falliti taglio dopo taglio. Quindi sarà anche un postaccio, ma bisogna resistere.

L’ora di pausa pranzo è passata. Wow. Ho mangiato un trancio di pizza preso in un “pizza al taglio”. Finalmente posso tornare in aula a parlare delle sole cose che in realtà conosco davvero: le molecole. Poveri studenti, ma questo è il solo mondo che ho da proporre loro!

Tripletta di donne

ricevuti i risultati preliminari delle prime analisi…e se il DNA non mente, se le provette non sono state scambiate … nella mia pancia abita un’altra mini donnina.

Impossibile trattenere la gioia, maschio o femmina sarebbe stato uguale, ma è FEMMINA FEMMINA FEMMINA e il cuore mi esplode di gioia. Perché, difficile dirlo, e anzi nel bilancio familiare un maschio avrebbe giovato, ma una figlia la sento me, parte di me, mini me, credo di poter capire meglio quel che viaggia nella sua testa e che mai mi dirà, perché gli uomini li capisco ma proprio non riesco a condividere il loro approccio alla vita (che spesso gli invidio, sia ben chiaro) e se mi fossi trovata a non condividere mio figlio? Tutte speculazioni, aria fritta, le madri dei maschi stan benissimo con i loro figli …. ma a me scoppia il cuore di gioia per questo mondo tutto al femminile che sta diventando la nostra famiglia ogni giorno di più. Un mondo di fate, bambole e quella delicatezza di fondo dalle sfumature rosa che ci accompagna ogni giorno.

MammaIgi 🎀🎀🎀