La mia verità sul lavoro e mammità

È dura essere donne. Cresciamo alla pari degli uomini, mediamente siamo migliori di loro a scuola più volenterose e  poi puntigliose  perché vogliamo farci valere (antichi retaggi). Si inizia a lavorare e si è circa sullo stesso piano, poi iniziano le discriminazioni perché siamo donne, patiamo notevolmente, ma il dono della maternità (beata chi lo ha) ci rimette in pace col mondo, ci facciamo una ragione delle discriminazioni di sesso subite al lavoro, in fondo noi generiamo la vita, la culliamo, la nutriamo e questo ci fa scalare le sfere più alte dell’universo. I figli crescono, li guardiamo ammirati, li abbiamo davvero creati noi, intanto si torna a lavorare a tempo pieno dando tutte noi stesse nuovamente e le discriminazioni sul lavoro sono ancora lì e se possibile pesano in modo violento. Nel frattempo i nostri compagni sono diventati genitori quanto noi ma non hanno mai mollato il tiro sul lavoro e ovviamente non sono mai stati discriminati in quanto padri, sono le madri ad essere discriminate. Questi padri si sentono il mondo in mano, sperabilmente hanno la loro carriera finalmente in mano, una moglie che lavora e manda avanti il ménage familiare tra le sue 1000 frustrazioni e dei figli, i loro figli. 

Non vorrei essere uomo per nemmeno un secondo…ma che abisso che ci separa…come è facile per (alcuni di) loro sentirsi il mondo in mano….

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10 pensieri su “La mia verità sul lavoro e mammità

  1. Dipende dal lavoro del papà e da quanto il papà ci tenga. Io ho cambiato lavoro rinunciando ad una carriera modestamente stellare, passando da un lavoro 14hr al giorno 6 giorni su 7 con molte vacanze saltate ad un altro lavoro dove faccio orari normali. 20% di stipendio in meno e zero possibilità di fare anche solo 1/10 della carriera che avrei potuto. Francamente mi ritrovo molto poco nel tuo post…anche se non dubito che tu sia sincera e abbia solo descritto gli uomini che hai consciuto o di cui hai sentito parlare…

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    1. Ciao amico sibillino, io racconto quel che vivo e quel che le mie amiche mi raccontano. Generalizzo, è chiaro. Non ti nascondo il magone che mi crea (un magone positivo) vedere i padri che portano i figli all’asilo e fanno con loro quelle chiacchiere fitte fitte, o quelli che li portano alle elementari e aspettano in strada che il figlio sia arrivato in classe per salutarli dalla finestra. Mi si scioglie il cuore. Come anche quando vedo i padri alle recite che magari piangono (insieme a me, ovviamente) lacrime di commozione. Parlare delle mie amiche sarebbe troppo facile, è di ieri la storia di un’amica duramente tradita dal marito in carriera con la sua collega mentre la moglie stava in tin (terapia intensiva neonate) a vegliare la figlia (ma vaffanchiulo). Ti parlo di me. Ho un marito che è un ottimo padre quando c’è. Ad agosto lui potrebbe girare con la medaglia di “padre dell’anno al collo”. Ma lui non c’è, lui lavora, lui parla ai congressi, lui tiene in mano le redini del reparto e non molla il tiro. Io non so se io avessi una brillante carriera davanti, ho una laurea cum laude (ecccertochesonsecchiona), un PhD, una specializzazione quinquennale anch’essa ovviamente laudata e poi…sono diventata mamma…tardi, è ovvio, prima dovevo combattere con le unghie e con i denti e nel frattempo trovare un uomo con cui dividere la vita, ma agli occhi dei miei capi ero intrinsecamente donna da sempre, e non c’è mai stata laude che tenesse nei confronti dei miei colleghi uomini senza laude, figurati quando sono diventata madre. Ora non sono una 68ina femminista. Io credo sia un privilegio esser madri, un lusso che la vita mi ha riservato (e se fosse così generosa da farlo una terza volta le sarei così grata….), ma vedo il mio uomo che prende va, parla a congressi, dirige persone ecc e ha il tono di chi ha il mondo in mano. Il successo lavorativo ti fa sentire “potente”. Mentre lui fa tutto ciò io mi godo la mia fortuna di essere madre e ingoio cucchiaini colmi di m al lavoro. Vivo il risultato delle mie scelte. Voglio la magia di essere madre ma non so rinunciare a lottare al lavoro, non riesco a mettermi nell’angolo, fare le ore dovute esponendomi il minimo, bensì insisto ad arrampicare una parete inarrampicabile. Questo nella mia vita è. C’est la vie.

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  2. Ti sento molto amareggiata… io per mia fortuna, mi metto all’angolo, faccio le mie 8 ore e poi a casa… chiudo la porta dell’ufficio e il lavoro rimane là dentro. Non cambierei mai con una posizione di rilievo, troppi pensieri, mi va bene così!
    Però le donne qua in Italia sono lontane anni luce dalla parità dei sessi… per ora l’unica cosa che abbiamo pareggiato, sono le ore di lavoro!!!

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  3. amareggiata..si…do molto qui eppur sono una mamma…quindi…..
    sabato e domenica scorsa sono stata di congresso, con il mio mini talk, delle dimensioni consentite ad una madre (una madre che sta ovviamente saltando i suoi due giorni concessi per fare la madre…), tutti i grossi talk, tutti erano fatti da uomini….
    va così il mondo

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