Le donne, le amiche, le mamme, io il giorno dopo.

e finalmente è sabato.

Il venerdì grigio dell’amica che aveva perso il suo pancino è stato superato egregiamente mangiando abbondante cioccolato. Quel che è perso è perso, ma le endorfine aiutano sempre.

L’amica con il test positivo ha una mini pancia abitata da una creaturina con un cuoricino che pulsa in modo evidente. Contenta io, lei, il marito, la mamma, lo zio, il nonno, il cugino, il vicino di casa, la tizia conosciuta l’estate scorsa.

L’amica con la pancia non cercata sta facendo i “tre giorni di riflessione” imposti per legge dopo aver fatto il giro al consultorio. In questi tre giorni lei tutto vuol fare fuorché riflettere, perché se si ferma a riflettere è perduta quando invece lei vuole essere determinata, ha per le mani la foto di un creaturino e cerca di guardarla con distacco, ci riesce, e sta cercando di staccare cuore corpo e cervello, di usarli come entità indipendenti per riuscire ad arrivare fino in fondo. È una già mamma, è una donna forte, è una donna amata.

E io…io ho guardato ciascuna foto di ecografia di pancia che fu o che è, mettendoci anche io il possibile distacco, perché crollare è niente, il trucco sta nel guardarle in modo rapido, fingere siano un disegno e poi pensare subito ad altro.

3 su 4 siamo donne che sono state messe con le spalle al muro dall’aver avuto in mano un test di gravidanza positivo. Il perché è il percome si sia reso positivo è opinabile, almeno in questi tre casi. Quel test in mano ti proietta a cosa sarà 9 mesi dopo, al neonato da abbracciare, al neonato che urla, e poi impara a star seduto e poi gattona e poi le pappe e poi ride e poi piange e poi gli diventi indispensabile e poi gli diventerai dispensabile. Da quel test in qualche maniera si è obbligati ad uscirne. Nel bene o nel male. Nel bene è la proiezione che diventa realtà, nel male sono e siamo queste tre e mille e mille altre donne che avranno per sempre quel fardello da portare è mai nessuno lo potrà portare per loro. Ma pare ce la si possa fare.

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