Non mi piace essere paturniosa

‘paturniosa’ è italiano? Boh a torino si usa. Intende lamentosa in modo articolato. In ogni caso oggi mi tocca esserlo. Anzi forse non saró paturniosa ma solo arrabbiata. Perché in fondo sono arrabbiata e basta. Da quel dì di gennaio, in cui ho affrontato l’ennesima perdita di una panciaabitata, dopo un paio di mesi in cui non ero riuscita a rialzare la testa, anzi che viaggiavo a quattro zampe nella melma, a marzo ho scelto di rialzarmi. 1,2,3 via. Ho ripreso i vari cordoli della mia vita in mano e ho provato a rimetterli insieme. Ho rialzato la testa. Sono tornata combattiva su tutti i fronti. Una mattina mi sono buttata i turbini neri che mi inghiottivano alle spalle ed ho riniziato a vivere felice. Sto lottando anche col mio corpo che a 40 anni non reagisce più come a 20. Ho accettato col sorriso sulle labbra che lo scorso mese qualcosa non sia andato, la in quel posto in cui un eventuale terzo figlio dovrebbe trovar posto per annidarsi, mi sono curata e stava andando bene, evviva, non mi sentivo più questi odiosi 40 anni (odiosi per il fisico stupefacenti per la mente), e invece ieri una ricaduta importante e inattesa, telefonata al medico che mi dice di andare in pronto soccorso, giornata li, e da oggi si rinizia per la miliardesima volta a prendersi cura di questa parte del mio corpo così ribelle, con un nuovo approccio, con nuova fiducia e con il solito motto che mi ripeto allo sfinimento ‘a testa alta’.

Spiaggia

Per 35 anni ogni giorno in spiaggia divori pagine e pagine di romanzi. Poi inizia la magica avventura e i libri te li puoi sognare…c’è sempre qualcuno che scappa o che ha il pannolo pieno o ha fame o ha sete o gioca con altri bimbi e tu devi star lì o vuole fare il bagno o vuole il gelato, e non so se nel mentre rimpiangi i tuoi romanzi, ma so che sicuramente la stanchezza la senti, magari hai partorito da 1 mese e la spiaggia sola con due creature under 2 è dura, ma mi è impossibile non ricordare quei momenti con la gioia nel cuore. Sono passati solo 5-6 anni e tu puoi leggerti un intero romanzo in spiaggia perché loro sono grandi. E non riesci a non sognare di non aver nuovamente tempo per il tuo romanzo in spiaggia, ma ad ogni giorno che passa il sogno si fa più sfocato, con contorni sempre meno definiti, e che ci posso fare?

Le donne, le amiche, le mamme, io il giorno dopo.

e finalmente è sabato.

Il venerdì grigio dell’amica che aveva perso il suo pancino è stato superato egregiamente mangiando abbondante cioccolato. Quel che è perso è perso, ma le endorfine aiutano sempre.

L’amica con il test positivo ha una mini pancia abitata da una creaturina con un cuoricino che pulsa in modo evidente. Contenta io, lei, il marito, la mamma, lo zio, il nonno, il cugino, il vicino di casa, la tizia conosciuta l’estate scorsa.

L’amica con la pancia non cercata sta facendo i “tre giorni di riflessione” imposti per legge dopo aver fatto il giro al consultorio. In questi tre giorni lei tutto vuol fare fuorché riflettere, perché se si ferma a riflettere è perduta quando invece lei vuole essere determinata, ha per le mani la foto di un creaturino e cerca di guardarla con distacco, ci riesce, e sta cercando di staccare cuore corpo e cervello, di usarli come entità indipendenti per riuscire ad arrivare fino in fondo. È una già mamma, è una donna forte, è una donna amata.

E io…io ho guardato ciascuna foto di ecografia di pancia che fu o che è, mettendoci anche io il possibile distacco, perché crollare è niente, il trucco sta nel guardarle in modo rapido, fingere siano un disegno e poi pensare subito ad altro.

3 su 4 siamo donne che sono state messe con le spalle al muro dall’aver avuto in mano un test di gravidanza positivo. Il perché è il percome si sia reso positivo è opinabile, almeno in questi tre casi. Quel test in mano ti proietta a cosa sarà 9 mesi dopo, al neonato da abbracciare, al neonato che urla, e poi impara a star seduto e poi gattona e poi le pappe e poi ride e poi piange e poi gli diventi indispensabile e poi gli diventerai dispensabile. Da quel test in qualche maniera si è obbligati ad uscirne. Nel bene o nel male. Nel bene è la proiezione che diventa realtà, nel male sono e siamo queste tre e mille e mille altre donne che avranno per sempre quel fardello da portare è mai nessuno lo potrà portare per loro. Ma pare ce la si possa fare.

Le donne, le mamme, le amiche, io

in questo piovoso venerdì 17….

un’amica piange per un aborto di 1 mese fa e cerca conforto

un’amica farà la sua prima ecografia di una nuova pancia con grandi aspettative e tanta paura che condivide con me

un’amica chiede sostegno perchè oggi è la giornata in cui andrà al consultorio per abortire

io oggi le ascolto e se posso le sostengo, ciascuna col suo peso, io con le forze che riesco ad avere su questo aspetto così difficile dell’essere donne

Riflessioni di un mercoledì pomeriggio 

Lunga chiacchierata telefonica (ho sempre ore in auto da fare) con la mia amica separata ufficialmente ormai da 5 anni. L’ex marito era il classico family man, ma poi ha scelto di ribaltare tutto e mettersi con la sua collega giovane e figa con cui sta tuttora. La mia amica e l’ex marito hanno una figlia. Lei ha disperatamente cercato un fidanzato, si è poi accontenta di certo Tizio, un bravo ragazzo ma dove la scintilla non c’è mai stata. Come dice lei: sembriamo due reduci. È vero. Ma ci va troppo coraggio per lasciare il tiepido Tizio più simile ad un fratello che ad un compagno per cercare un amore caldo o anche accettare di non trovarlo. Io non so consigliarla. Mi ha obbligata a riflettere su quanto io e ciascuna moglie stia con il suo marito/compagno perché è parte del progetto della sua vita rispetto a quanto lo sceglierebbe ogni giorno se non ci fosse un progetto alla base, e ci siamo dette che davanti ad una domanda del genere in tante se ne esce con le ossa rotte, poi è chiaro che non si può fare questa proiezione in modo completo perché i figli esistono, le nostre scelte di ogni tipo sono state condizionate dal progetto famiglia … ma ogni tanto fa bene ragionarci un po’. Per la mia amica sogno che tamponi senza danni seri con un uomo separato che le accenda il cuore e sia in cerca di una donna come lei … la storia dei 2 reduci mi fa tristezza, ma non che tante altre storie di “famiglie regolari” mi facciano più allegria. Guardo agli altri e guardo anche a me. 

Chi si accontenta gode.

Chi non risica non rosica.

Se solo sapessimo di saper bastare a noi stesse sarebbe tutta un’altra musica… 

Tanta ammirazione a chi quella forza la ha saputa trovare!

Quando ho iniziato la mia avventura di mamma

non sapevo da che parte si partisse anche se avevo 34 anni, ma questo credo sia vero per molte, quel che è peggio è che nemmeno me lo sono chiesto.

Ho ascoltato pochi consigli molto concreti sul parto (del genere delle cose da portare in ospedale) e null’altro. Nessun libro, nessun metodo educativo, nulla di nulla…e poi mi son trovata mamma, come mi fosse capitato per caso, cioè mi ero messa nel ruolo per 8 mesi, ma in realtà per 8 mesi mi ero occupata della gravidanza senza mai proiettare il pensiero alla figlia. Nemmeno in ospedale ho dato retta ad alcuno: non l’ho attaccata al seno, non ho provato a cambiarla “perché poi quando sei sola a casa come fai”. Arrivata a casa sono stata a casa sola con G per 1 mese, ma sole sole, arrivava solo il papà la sera tardi. Quello è forse il mese più sereno della mia vita, nonostante 1 neonato in casa nato con 1 mese di anticipo che mi ha colta senza alcun accessorio in casa, nonostante l’allattamento senza che nessuno mi dicesse come e quando o forse me lo dicevano ma io facevo finta di nulla e soprattuto senza nessuno intorno, io&G e G&io. Mia mamma e mia suocera si son tenute a debita distanza (per motivi opposti, ma questo è un altro capitolo), e io ho capito subito che la mia mammità si esplica seguendo il cuore, l’istinto, vivendo le mie figlie come i miei prolungamenti, senza schemi di sorta che non siano schemi che adotto su di me. Mi sento dannatamente un mammifero, prona alla mammità per istinto innato benché per i primi 34 anni della mia vita non me ne fossi nemmeno minimamente interessata a questo possibile aspetto di Igi che in quei giorni è finalmente rinata a MammaIgi. A 9 giorni dal parto mi specializzavo in patologia clinica , il cheè vuol dire che a 7 giorni dal parto (e che parto!!!!!!!!!!) son salita in macchina con G e la ciambella (unico mezzo per sedermi) e ho fatto i 30km ad andare e i 30km a tornare per raggiungere il laboratorio e prendere il materiale per discutere la tesi. Il nono giorno post partum mi son portata G in aula magna e ho discusso la mia tesi prendendo anche la lode. Insomma l’inizio in naturalezza con G è andato alla grande e con C forse anche meglio. Sono ancora piccine ma per ora sono felice della mia mammità in serenità e soprattuto amo vedere come loro la recepiscono. G&C stanno crescendo libere e serene. Le sto crescendo con la mia idea di libertà e con pochi, pochissimi paletti, ma ben piazzati, che sono gli stessi paletti che uso per me. “L’esempio prima di tutto” a volte anche nelle mie (tante) debolezze, ma son felice così, sarebbe tremendo far credere loro che io sia infallibile perché quando poi scopriranno che faccio acqua da mille parti le deluderei irrimediabilmente se le avessi ingannate, e questo spero accada il meno possibile.

 Quanto vorrei sapessimo essere così per sempre…

  

Vacanzina di Pasqua

… ebbene con la precisione e la meticolosa attenzione che mi contraddistinguono ho messo senza accorgermi il prenota subito sul sito in cui affittiamo la nostra casa in Versilia e ho anche scordato di mettere come occupati (da noi) i giorni di Pasqua. Sicchè sabato scorso il signor Rainer da Monaco (D) mi ha scritto che era felice di poter passare la Pasqua nella nostra casa…a casa nostra???????? Arrabbiatura, delusione e infine rassegnazione ma poi il cuor gentile di mio padre mi ha offerto di regalarci “tre giorni dove desideravamo”, che è diventato “tre giorni dove trovavamo posto” visto che Pasqua era meno di una settimana dopo.

Siamo partiti quindi alla volta di Nizza sabato mattina all’alba, e siamo approdati nel nostro appartamentino nella zona pedonale della Nizza Antica.

La vacanza è magia perché tutto è più facile, tutto è felice ma soprattutto tutto è tutti e 4 insieme attimo per attimo.

Niente TV, niente libri da leggere, ma solo coccole, passeggiate, pic-nic in riva al mare, grandi mangiate e bevute la sera, giochi a carte a 4 sul lettone dopo cena ed io e R ritorniamo ad essere A&R.

 

…. 1000 di queste vacanze dal profumo provenzale e dall’intensissimo gusto di NoiNoiNoiNoi.

   

 

I figli unici ….

Sembra uno scherzo ma non lo è. 

Siamo soliti catalogare i primi figli con delle caratteristiche, i secondi ed eventualmente i terzi e quarti ognuno con una caratteristica: da quello molto seguito perché primo, a quello molto coccolato perché il piccino a quello che deve essere forte perché in mezzo ecc ecc .

Noi figli unici veniamo ritenuti delle entità a sè stanti, e se un aggettivo ci viene dato è “incapaci di condividere” che potrebbe anche essere un po’ vero, ma è vero anche che riassumiamo in noi le caratteristiche (buone e cattive) dei primi secondi e terzi figli, le aspettative e le disillusioni dei nostri genitori

Chissà perché siamo figli unici … ognuno ha la sua storia … io mi son data delle risposte che valgono ovviamente solo per me e ne sono uscita con le ali spezzate…

Provo a scrivere …. 

Il rapporto con mia madre non è buono, non lo è mai stato. Certamente c’è una compartecipazione di colpa. La mia vita è  inconsapevolmente volta a compiacerla, a riscattarmi da un mio peccato originale che non so quale sia ma che è estremamente radicato nella sua mente e nel suo cuore, e qualsiasi cosa io faccia non basta comunque mai mai mai.

Passiamo a mia mamma come nonna, lei dice di amare le mie figlie, come dice di amare me, ed è vero, tuttavia non vuole tenerle, se può evita le occasioni in cui stanno da loro benché sia mio padre ad occuparsene. Io ho sempre pensato che gestendo io le bimbe dato loro il privilegio della nonnità, mio papà lo ha accolto con gioia, mia mamma invece la reputa una specie di punizione. Poi è chiaro che ci sono dei momenti in cui sorride con le bimbe, magari legge anche una storia, ma certo non va oltre questo. Se una delle mie figlie fa un capriccio, lei mi chiama dando un giudizio severissimo sulla bimba, dicendo cose tipo “sta prendendo una piega sbagliata” e spesso aggiunge “come te”. Non ha saputo gestire il rapporto con me, forse non trovando un terre do fertile, ma ha anche perso il treno per essere la Nonna che tutti vorremmo è che avrebbe potuto essere, avrebbe potuto riscattarsi, ma non l’ha fatto. Mi risulta impossibile non chiedermi se anche io sono stata (sono?) un peso per lei, se anche per me è valso che non stava bene con me, che se avesse potuto mi avrebbe evitato. In fondo sono figlia unica, forse non per caso… Ecco, credo di essere figlia unica perché credo di essere stata anche troppo per mia mamma…ben inteso, mio papà è un’altra storia, la storia opposta, mi fa sentire ogni giorno amata, voluta, ascolta, accettata e apprezzata. Stesso iter per le nipoti. Beate noi, è tutto grasso che cola.

Io intanto inseguo quel pressoché impossibile sogno di trimaternità e ancora una volta per un attimo ci ho creduto (faccia di velluto), oggi erano i giorni giusti per un responso e quei sintomi che non sai ma se siano immaginari o reali li sentivo, o meglio lo immaginavo (col senno di poi). Quegli amati-odiati test di gravidanza non mentono mai, ma per accertarmi che oggi non mentisse nella sua negatività sono arrivata ad aprirlo … ne avevo già fatte tante in vita mia, ma questa mi mancava. Negativo che più negativo non si può. Di mesi ce ne sono altri e di test di gravidanza ne trovo quanti ne voglio, persino imboscati nei cassetti di casa…