12 ani di A&R (14 febbraio 2015)

Un tempo lungo e ricco dove ho molto vissuto, molto imparato, molto condiviso. Parto da questo evento personale per “allargare” lo zoom della mia osservazione: quanto è meravigliosamente faticoso costruire una coppia stabile (ammesso e non concesso che si possa definire la coppia A&R stabile)….per non sbagliare parlo delle “coppie stabili in generale”. Perché molti di noi soccombono di fronte alla fatica di mantenere viva nel tempo l’energia con cui abbiamo imparato, all’inizio, a scoprirci reciprocamente belli e interessanti, a trovare nell’altro quella scintilla di infinito che ha prodotto in noi l’esperienza dell’innamoramento?


Chi ne sa mi racconta che esistono due copioni per cui l’amore non sopravvive al tempo:
1. il primo copione è quello basato sul concetto: Non mi ero accorto/a che l’altro era così. Ovvero, nella prima fase del nostro amore di lui/lei vedevo solo alcune cose. Ma la sua vera natura era assai differente da ciò che mi mostrava. Così, la quotidianità è diventata occasione per conoscere l’altro lato della medaglia. Un lato indesiderabile, a volte addirittura inaccettabile. Ecco, ora che so come è veramente: lo/la mollo;
2. il secondo copione è invece quello basato sul concetto: Il tempo ha cambiato il nostro amore. Ciò che prima era bello con il tempo si è trasformato in routine. Ciò che prima ci sembrava pieno di speranza con il tempo si è svuotato dei significati originali e non ha più senso di essere. E’ rimasta solo la fatica di stare insieme. Nessun piacere, solo dovere. Il dovere di fare coppia. Che naturalmente non ci attrae più: perciò ci lasciamo.
In queste due narrazioni manca un dato di fatto: ovvero il non aver sperimentato quanto lo stare fianco a fianco possa diventare una straordinaria occasione di auto-trasformazione perché l’altro – con il suo stile e la sua diversità – contamina e contagia il mio modo di essere. E quindi mi trasforma;
 le coppie stabili vanno incontro a questa trasformazione con la consapevolezza che per amarsi davvero non si deve chiedere all’altro di perdere pezzi di sé che lo rendano compatibile alle nostre aspettative. Bensì, bisogna fare l’esatto contrario. Ovvero partire dalla consapevolezza che per scoprire la meraviglia di chi mi sta accanto, ogni giorno devo verificare qual è la piccola parte di me che devo tenere addomesticata, paziente, “in ascolto del mistero dell’altro”.


Vivere a fianco per anni può portare all’usura dell’amore. Ma può anche elevare l’amore passionale dell’innamoramento in sublime certezza del significato del nostro stare al mondo.


Ho imparato questo nella mia coppia amorosa. Apprendimento di cui sono grato a R, il mio compagno di vita. Ma anche per riflettere su cosa permette all’amore di un giorno, di un mese, di un anno, di un decennio di trasformarsi in “amore per sempre”. E allo stesso tempo per capire quali sono i motivi che hanno “ucciso” la/le storie d’amore. Che cosa ha trasformato la persona che consideravate il “grande amore della vostra vita” in un estraneo o peggio ancora in un nemico.  Ora io non faccio alcun tipo di precisione sul dove La vita porterà A&R…speriamo che il cielo ce la mandi buona.

14 febbraio 2003

R ed io vivevamo un San Valentino da Single, poco importa, San Valentino non ci interessava particolarmente….tuttavia quel giorno accadde un fatto bizzarro. Io all’epoca ero una post-doc (29enne) ormai certa che trovare ‘la mia metà del cielo’ sarebbe stato un privilegio che non mi apparteneva (mi sentivo “già giocata” a 29 anni!). Il venerdì abbandonavo la mia vita di laboratorio per seguire un Master in Bioinformatica perché pareva che il futuro della scienza andasse in quella direzione, e io provavo a seguirla, ma quel giorno all’ennesimo programma da scrivere in Java mi sono arresa, e invece di seguire tutta la giornata di Master ho fatto la mia piccola ribellione contro l’informatica e nella pausa pranzo sono scappata per tornare tra le mura di quello che consideravo, e tuttora considero, il mio mondo lavorativo: il bancone del laboratorio. Scendo da Villa Gianero con la mia Punto Verde e durante il percorso mi telefona la mia amica Giuly (all’epoca già felicemente sposata) per dirmi che la sua mamma aveva letto su La Stampa Il Buongiorno di Gramellini e lo trovava tanto adatto a me, mi fermo ad un edicola, compro La Stampa e leggo continuando a guidare….

Il Buongiorno di Gramellini del 12 febbraio 2003 suonava così:
“San Singolino
14 febbraio 2003
Dedicato ai cuori solitari per scelta. Altrui.
Quelli che sono stati appena lasciati e non ci stanno.
Quelli che ci starebbero anche, se solo trovassero qualcun altro disposto a stare con loro.
Quelli che fanno gli innamorati di riserva e da svariate festività aspettano che lui/lei lasci il titolare.
Quelli che «io dall’amore non mi aspetto più niente», ma sperano ancora di aver detto una bugia.
Quelli che non sanno che sapore ha un bacio, o non se lo ricordano più, e oggi mangeranno troppi cioccolatini.
Quelli che se lo ricordano benissimo e mangeranno troppi cioccolatini lo stesso.
Quelli che «ma come cantava Baglioni, strada facendo troverai anche tu un gancio in mezzo al cielo?»
Quelli che «ma fammi il piacere!» e alzano la testa, così, per controllare.
Quelli che la testa non la alzano più e invece gli farebbe bene.
Quelli che leggono che oggi, san Valentino martire, gli italiani spenderanno 800 milioni di euro in fiori, peluches, messaggini telefonici e cene a base di carciofi e pensano: «Dove andremo a finire?»
Quelli che vorrebbero finire proprio lì, sepolti da fiori e peluches, a scambiarsi messaggini fra i carciofi.
Quelli che «se potessi tornare indietro» o «se riuscissi ad andare avanti» e intanto intralciano il traffico.
Quelli che si sentono esclusi, sconfitti, diversi, incompresi, inadeguati: soli, eppure sono tantissimi.
Quelli che non sentono più niente e, dopo averlo rincorso invano, adesso scappano dall’amore.
Quelli che tanto l’amore prima o poi li raggiunge.”

mentre leggo imbocco Corso Dogliotti, un’auto davanti a me gira di colpo e io per caso-fortuna me ne accorgo, schiaccio il piede sul pedale del freno, ruote che sibilano, macchina ferma e per fortuna macchina dinnanzi a me intonsa. Quel momento di vuoto, l’avevo scampata, che fessa che ero a leggere guidando, poi uno sguardo in giro e riparto con le gambe tremanti. In quello sguardo avevo colto un ragazzo (allora 30enne) con la sua giacca marrone col pelo e con una ragazza che camminavano lungo Corso Dogliotti, mi pareva R e forse quella ragazza poteva essere la sua fidanzata, chissà, inutile soffermarmi a pensarci, al massimo aveva visto un incidente evitato e così via di corsa verso la tangenziale direzione IRCC. Dopo pochi minuti mi arriva una chiamata sul cellulare, lo schermo urlava “sono R”, con un po’ di imbarazzo ho risposto. Già già, era proprio R che mi aveva visto evitare quel tamponamento in modo rocambolesco e voleva accertarsi che fossi io e prendermi un po’ in giro (e ad oggi nulla mi stupisce di questo prendermi in giro!). Abbiamo parlato del più e del meno, della neve, dell’ipotesi di sciare, e del fatto che era venerdì sera, serata in cui nei mesi precedenti era capitato di uscire insieme con altri amici, ma essendo San Valentino ci conveniva restare chiusi in casa (quindi quella ragazza che avevo visto con lui forse non era la sua fidanzata, non importa, non voglio nemmeno sapere). Un saluto uno scambio di “buon pomeriggio” e via. La giornata prosegue, R mi manda un sms (non esisteva whatsapp), io gli rispondo e poi ancora e ancora e alla fine in qualche modo R mi propone di andare insieme al cinema quella sera al secondo spettacolo. Al Massaua davano ‘La finestra di fronte’.

Così accade che andiamo al cinema, prima di entrare prendiamo una confezione maxi di m&m’s, dopo il cinema andiamo in un pub, poi il nostro primo bacio e il nostro inizio.
Ieri era un freddo e piovoso sabato, io G&C eravamo stufe di stare in casa, R era la lavoro. Abbiamo deciso di andare al cinema a vedere ‘Shaun-vita da pecora’, film animato che le piccole da un po’ volevano vedere. Cerco il cinema più vicino a casa in cui andare a vederlo ed era proprio in piazza Massaua.
Quel cinemetto è diventato un Cityplex (ma che vuol dire?) mentre 12 anni fa brillava fuori la scritta ‘Bingo’, e ieri G&C han percorso con me i primi passi della nostra famiglia. Parlare di ‘famiglia’ riferendoci a noi 4 mi fa ancora un po’ venire i brividi perchè credo che sia la conquista più grande della nostra vita. G&C non lo sanno ma lo vivono, un giorno capiranno, io&R nel frattempo viviamo questa nostra conquista confondendola nella quotidianità, ma resta pur sempre la nostra vera conquista, iniziata 12 anni fa, per caso, a causa di una me che quel giorno scappava dalla ‘programmazione Java’ definendo finalmente che non le apparteneva e oggi sa di aver fatto bene a seguire la sua ‘non inclinazione’ e guidava facendo mille altre cose insieme difetto (questo che porto ancora con me) ed un R che per caso usciva dal lavoro in quel momento.

….

Ho sognato l’amore per lungo tempo, ma era un sogno astratto.

Di quel quadro c’era solo la cornice e nessun ritratto.
Ho atteso con pazienza: prima o poi ti avrei trovato
Ma tu ti eri nascosto, finché un giorno ti ho incontrato.

Così da quella sera io e te ci trasformammo in noi

Da quell’istante per me sei stato spazio e tempo, prima e poi
Insieme abbiamo costruito un nido per i nostri grandi sogni
Lo abbiamo arredato con amore, lavoro, fatiche, bisogni

Poi sono arrivati i figli, che ci hanno riempito la vita di lacrime, risate, successi e intoppi.

Con loro al nostro fianco abbiamo conosciuto un altro amore.

Quello che ci lega ad un figlio e trasforma un adulto in genitore

Per noi oggi non è ancora tempo di bilanci, c’è tanta vita che ci aspetta
Però dell’amore ho capito una cosa: è dolce, lento, caldo e non ha fretta
Inizia come incendio che scalda e a volte brucia; rischi di esserne ustionato
Col tempo poi diventa fiamma di camino dal quale sei nutrito e riscaldato

L’amore è un viaggio lungo, è una discesa che scopri solo dopo una salita
È ciò che dà senso a tutto, l’unica cosa per cui vale spendere la vita
L’amore siamo noi, i nostri figli, un progetto che diventa una missione

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